martedì 8 dicembre 2015
giovedì 19 novembre 2015
Little Shakespeare: CYMBELINE Quinta C Primaria "Falcone e Borsellino" - Roma
interpretazione, testi, disegni
A scuola abbiamo cominciato le
prove di “Cymbeline”.
È un dramma scritto
da William Shakespeare nel 1609.
È un misto di tragedia e commedia ed è diviso
in cinque atti.
È ambientato in Britannia e a
Roma, nel periodo del regno dell’imperatore Augusto.
Il re Cymbeline ha
perso la moglie e gli hanno rapito i due figli maschi.
Gli rimane una figlia, Imogen,
che si sposa con un brav’uomo, ma il padre non è d’accordo.
Cymbeline ha una seconda moglie. ora.
La Regina ha un figlio sciocco e vanesio, Cloten.
La Regina vorrebbe che Cloten diventasse re,
anche a costo di uccidere Imogen con un veleno.
ottobre 2015 : entrare nella vicenda
ascoltare la storia dal libro dei fratelli Lamb
leggere il copione preparato, alternando le parti liberamente
collocare la storia nel tempo e nello spazio, scrivendo un testo di presentazione guidato
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novembre 2015: studiare i personaggi
INVENTARE DIARI SEGRETI
LA REGINA
Caro diario, oggi ho chiesto a Cornelius, lo speziale di
corte, di prepararmi un veleno mortale (per Imogen). Lui secondo me ha capito
qualcosa e non mi vuole dar retta. In seguito è entrato Pisanio, il servo di
Imogen, ed ho dato congedo a Cornelius. Sono passata alla seconda parte del mio
piano; ho dato la medicina a Pisanio dicendogli che era per il bene di Imogen.
Ho detto a Pisanio di convincere Imogen a sposare Cloten. Pisanio
mi ha risposto che quando tradirà il suo padrone si strangolerà con le proprie
mani.
LO SPEZIALE
Caro diario, oggi la regina mi ha chiesto di preparare un
veleno mortale, molto pericoloso. Io mi sono insospettito e le ho chiesto per
che cosa le servisse, mi ha risposto che non mi dovevo preoccupare. Perciò, per
prudenza, le ho preparato una medicina che sembra letale ma non lo è; è un
narcotico che simula la morte, però le ho detto che è come vuole lei.
Io sono molto preoccupato, spero che la Regina sia prudente, che
non faccia stupidaggini e non lo usi a sproposito.
( continua )
mercoledì 30 settembre 2015
Elogio del buio - Teatro e scuola nel 2015
Dal 16 aprile al 7 maggio 2016
Rassegna Nazionale Teatro della Scuola
Serra San Quirico (AN)
Personaggio guida: ALBERTO MANZI
Periodico di Informazione sul Teatro Educazione, Anno XIX, N°2, settembre 2015
Serra San Quirico, 1 maggio 2015. Arrivo con l’ultimo treno da Roma, a mezzanotte inoltrata. “Non c’è nessuno che dorme, operatori e scenografi sono tutti su in palestra. Domani c’è Serra Sensoriale, maschere e teatro in giro per il paese. Stanno preparando”. Nella notte calma, allora, so dove andare.
Lasciando il borgo antico, lungo la salita che porta alla palestra-teatro dove ha sede principale la Rassegna , mi domando perché non mi senta stanca, oggi, adesso. Sono stati otto mesi di impegno a scuola con i bambini, le classi mi danno molto da fare, il mio mondo ha problemi di stabilità e sta affrontando i temi di una ennesima riforma senza respiro.
La notte è calma e chiara, e avvicinandomi alla meta vedo sotto le stelle le luci del laboratorio di scenografia. Non mi chiedo niente, non mi preoccupo, non mi figuro frasi o situazioni anche se non conosco quasi nessuno. Andrò, entrerò, e comincerò la mia prima settimana da operatrice teatrale, quella conclusiva della Rassegna.
Da piccola mi aveva colpito molto una poesia che parla dei mestieri che si fanno nelle ore in cui i bambini dormono. Mi piaceva perché dipingeva un mondo in continuo fermento, e nei casi onesti coltivava il senso di una società che si dava la mano. Quando non ci sei tu, c’è qualcun altro che si occupa del mondo, che ti protegge. Poi tocca a te, è il tuo turno, ognuno fa qualcosa, ognuno prepara qualcosa per l’altro. Una pagnotta, una bicicletta, una notizia da scoprire, una canzone.
Tra quei mestieri di buio alcuni sono estinti, o rari adesso. Tra quelli ancora eterni, c’è il teatro. Il teatro è notturno per molti aspetti, secondo me. Lo è nel modo in cui procede. Mascherato, a volte misterioso, meglio senza parole, onirico. Gli adulti lo progettano, ci pensano, lo provano, lo costruiscono spesso di notte, ma il teatro è mistero anche per i bambini, una dimensione oscuramente bella anche di giorno, quando lo fai a scuola. Nella mia scuola, l’aula teatro è l’unico luogo in cui si vede il buio. Un buio che è un’avventura attraversare, mano nella mano.
Come maestra, osservo che il teatro a scuola fa fatica a trovare spazi di calma e di sana oscurità.
La gestione del tempo scolastico, fitto di scadenze e obiettivi, è prevalentemente antiteatrale. C’è - se non lo cerchi e non lo crei - poco tempo per provare, per sbagliare, dunque per conoscersi. Paure, fragilità, desideri, sono difficili da affrontare. I bambini sono incoraggiati a essere brillanti, rifiniti, degni di applauso. Si raccomanda la loro visione su uno schermo. Per questo si cercano testi già pronti, basi musicali, ricalchi di forme televisive. Si incoraggia il riproducibile, il modello adulto collaudato, l’immagine permanente su video e foto. Ma il teatro non è invece scuola di umana impermanenza, anche rispetto alle sue proprie qualità, tracce, testimonianze?
Serra San Quirico, 3 maggio 2015. Officina Europa. Per un contrattempo, il gruppo dei ragazzi che proviene da Valona sta arrivando con un giorno di ritardo. Dopo una notte di viaggio imprevista e faticosa, aspettano ad Ancona, dall’alba. Mi unisco a Ina che è nativa albanese, saliamo su un pullman, andiamo ad accoglierli. Hanno dodici, tredici anni. Il più giovane, dieci. Quando ci incontriamo ci abbracciamo, commossi come se ci aspettassimo da molto tempo, chissà come e ingiustamente - drammaticamente - separati. Avete pianto, ieri, quando vi hanno detto che non potevate partire? Sì, abbiamo pianto, dicono ridendo. In quell’abbraccio, un sollievo e una promessa. Ora la notte brutta è finita, siamo insieme.
Serra San Quirico, 7 maggio 2015. Officina Italia. Con Marta conduciamo il laboratorio. Si incontrano per la prima volta due gruppi, sono adolescenti. Dopo tre quarti d’ora, nel mezzo di una sessione di giochi, una ragazza alza la mano: ora facciamo pausa? Ci guardiamo per un istante, con Marta. Forse neanche ci guardiamo, ci sentiamo. Le nostre conversazioni precedenti sulla necessità o meno di regole, su come considerare l’organizzazione e l’uso del tempo da parte dei ragazzi e dei bambini, quelle conversazioni su cui siamo state anche divergenti, ci vengono in aiuto. Conoscendoci, lavorando, siamo entrate nel buio, parlando dei nostri inciampi presenti e passati. Proponiamo un compromesso: oggi è il primo giorno, forse faremo una pausa, ma più avanti. Provate, però a fare quello che state facendo, e basta. Prendetevi questo tempo soltanto per il teatro. Entrate in una zona buia. Fatelo per voi. I ragazzi accettano. Quando mancano una quarantina di minuti annunciamo la pausa: ed è allora che tutti dicono no, non c’è bisogno, continuiamo che ci piace, la sigaretta la fumiamo poi, tanto ora siamo già amici e ci siamo giù messi d’accordo per stasera, per domani.
Roma, 22 giugno 2015. A scuola, tra maestre, parliamo del prossimo anno. Ascolto gli apprezzamenti per i libri di lettura scelti, corredati di guide, sussidi, schede. Ti trovi tutto pronto, non devi fare niente se non seguirlo. Ascolto in silenzio, nel sole dell’estate piego delle pezze di stoffa bianche per il teatro dell’anno prossimo. Le chiudo nel buio dell’armadio, fino a settembre. Non so che cosa ci faremo, ma lo faremo. In una scuola di copioni preconfezionati, prepareremo una pagnotta, una bicicletta, una notizia da scoprire, una canzone.
mercoledì 27 maggio 2015
TRA LE RIGHE _ poesie e storie con il Caviardage di Tina Festa
Classi quarte B/C primaria "Falcone e Borsellino" - Roma
Il caviardage è un "annerimento" della maggior parte delle parole di una pagina, che fa risaltare la scelta preliminare di un piccolo nucleo di vocaboli scelti in modo libero, soggettivo.
Il procedimento l'abbiamo appreso da Tina Festa, come possiamo vedere nel suo libro:
Per cominciare, dunque, una fotocopia uguale per tutti, tratta dal libro di lettura.
Ognuno ha scelto le parole preferite, facendo sparire le altre sotto onde marine.
Abbiamo usato pennarelli colorati in tema.
Ogni pagina si trasforma e diventa personale.
Si formano piccoli testi.
Onde fresche
pomeriggio, mattina.
Oceano, fiori,
isole antiche.
Stamani saggezza in arrivo con le onde,
con il mare.
Avventure, storie spiritose,
avvincenti, manciata antica
fonte di saggezza.
Signora le auguro
eleganti fiori.
Spiaggia incantevole,
fresche onde
chiacchierata antica
storie all'oceano.
Se le parole scelte suonano meglio seguendo un ordine arbitrario,
si crea un filo rosso che conduca il lettore nella direzione giusta.
Casa, sabato,
mamme, mare,
spiaggia, onde,
canzoni, fiori.
Onde del mattino fresche e sorridenti
sanno ascoltare storie e canzoni
fonte di saggezza.
In spiaggia stamani
le onde mie preferite
fresche sono.
CONTINUA...
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